Tra il “politically correct” e la libertà d’espressione
Luglio 15th, 2008di Alessandro Csat
I fatti che hanno scandito la cosiddetta agenda politica delle ultime settimane hanno causato la rottura di ogni possibilità di dialogo costruttivo e creato una frattura nella “voglia di fare” che tutti gli italiani si aspettano, dimostrando ancora una volta l’ostilità verso il rinnovamento di apparati burocratici storici quali funzione pubblica e scuola. Pur di allontanare il rischio di una rivoluzione “liberale”, così come più volte auspicato, i mezzi di informazione si sono concentrati su fatti e situazioni sui quali non riteniamo che gli italiani possano essere interessati così a fondo. Circa dieci giorni fa, grazie alle iniziative intraprese dal Ministro Brunetta, si erano aperte le porte di “operazioni trasparenza” volte a restituire ai cittadini una fiducia ormai da troppo tempo opacizzata nell’apparato burocratico che sovrintende al funzionamento della macchina statale. Dopo le prime prove scritte degli esami di maturità, invece il Ministro Gelmini aveva rimosso i funzionari rei di errori e omissioni nella compilazione dei quesiti. Sembrava l’inizio di una risistemazione di tutto ciò che, vittima o causa che dir si voglia di un’inerzia strutturale, ormai non funzionava più. Ahinoi, abituati come siamo al “politically correct”, ecco che subito si è voluto attirare l’attenzione verso altri argomenti più futili, parlando d’altro. Ma gli italiani che sono andati al voto pensano davvero più alle veline che ad arrivare alla fine del mese? Intanto, siamo nel bel mezzo della programmazione economica per il prossimo anno (DPEF), documento che anticipa quanto verrà poi inserito nella manovra finanziaria, ma senza conoscerne l’indirizzo di fondo, non raccontato per mancanza di tempo e di spazio nei contenitori televisivi e di stampa nazionale. Non mi pare corretto l’atteggiamento che è stato assunto da parte di chi dovrebbe essere per definizione “paladino dell’informazione”, che anziché essere coerente e obiettivo è caduto proprio in questa trappola, vuoi per presunzione o, come temo, per linea editoriale.
Nel nostro paese si è sempre esaltata la libertà d’espressione. Difficilmente si è invece messo in evidenza il diritto a una corretta informazione sulle attività promosse da un esecutivo. Come se il diritto di critica avesse l’obbligo di sovrastare il diritto di cronaca.
Mi auguro che si torni quindi presto a parlare di politica e di tematiche economiche e sociali che realmente interessano agli italiani. Il segnale del voto di aprile non deve essere rimosso. La voglia di libertà e di cambiamento permane. Nessun ostacolo deve frapporsi.