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SISMA: PREMIER ALL'AQUILA, LE CASE ENTRO NOVEMBRE PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   


ROMA - Turni no stop, anche di 24 ore: gli imprenditori ce la devono mettere tutta per vincere la regina delle sfide, quella di dare una 'casa' a tutti gli sfollati prima che il freddo arrivi. Silvio Berlusconi, in visita all'Aquila per la quattordicesima volta dalla notte del sisma, lancia un nuovo appello alle 16 aziende che si sono aggiudicate l'appalto più grande della ricostruzione post terremoto e che prevede la realizzazione di 4.500 abitazioni antisismiche.

 Intanto, alla Camera il decreto legge 'Abruzzo' si avvia a incassare il via libera definitivo del Parlamento, che dovrebbe arrivare il prossimo martedì. Le misure messe in campo dal governo (che oltre al decreto legge può fare affidamento sullo strumento delle ordinanze) non convincono però molti degli sfollati: una manifestazione ieri a Roma, alcune proteste oggi in Abruzzo. "Vogliamo parlargli, è un nostro diritto ascoltare come verrà ricostruita la nostra città", ha spiegato una mini delegazione (erano in tre) che è riuscita a imbucarsi nella sala delle conferenza stampa presso la Cittadella della Guardia di finanza di Coppito dove era atteso il premier. "Vogliamo chiedere a Berlusconi - hanno insistito - perché il decreto non viene finanziato con entrate certe". 

La replica diretta non è arrivata, anche perché l'intervento del presidente del Consiglio è saltato, ma il governo da settimane va ripetendo che i soldi ci sono e che semmai dovessero emergere nuove necessità altre risorse saranno messe in campo. Proteste dal territorio, ma anche dentro le Aule parlamentari: le opposizioni hanno infatti dovuto accettare un esame 'blindato' del decreto legge. Qualche ritocco è stato fatto durante l'esame in Senato, ma alla Camera l'Esecutivo ha preferito evitare sorprese e non aprire alle modifiche: il via libera al testo d'altro canto così facendo arriverà martedì prossimo, a soli quattro giorni dalla scadenza del testo. 

Ma ora la preoccupazione numero uno è quella delle tendopoli: il premier ha infatti sempre sottolineato come l'obiettivo principale sia quello di dare un tetto sicuro agli sfollati entro fine novembre: le operazioni inizieranno il "15 settembre" e alla fine, assicura il presidente del Consiglio, saranno "15 mila" le persone che potranno abbandonare le tende e tornare a vivere in una casa "molto comoda, inserita nel verde e dotata di servizi" seppure ancora temporanea. Chiusa l'emergenza infatti si passerà alla fase della ricostruzione vera e propria e che chiede però tempi medio-lunghi: chi ha perso la propria abitazione potrà contare sull'aiuto dello Stato al 100% ma dovrà aspettare, fa intendere lo stesso premier, "due o tre anni".
 
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